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2 Marzo 2026Ci sono segnali di miglioramento nell’inquinamento atmosferico delle città italiane. Ma si rischia di non centrare gli obiettivi di qualità dell’aria europei al 2030. Il report Mal’Aria 2026 di Legambiente
L’inquinamento atmosferico nelle città italiane mostra segnali di miglioramento. Ma c’è sempre un ma, talvolta due. E due sono le grandi obiezioni che emergono dal rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente. La prima riguarda la prospettiva futura: il miglioramento è oggi ma, se si guarda al 2030, l’Italia è lontana dai parametri di qualità dell’aria richiesti. La seconda obiezione è “la lentezza con la quale molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti di anno in anno”.
“I risultati del 2025, tra i più positivi degli ultimi anni, vanno letti alla luce di condizioni meteorologiche favorevoli e della progressiva riduzione delle emissioni dovute al miglioramento tecnologico, non come frutto di politiche strutturali pienamente efficaci – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – L’analisi dei trend degli ultimi quindici anni è chiara: molte città riducono le concentrazioni di PM10 troppo lentamente per rispettare i limiti europei del 2030 e tutelare la salute delle persone. Raggiungere i nuovi parametri, più stringenti rispetto ai precedenti e più vicini ai livelli indicati dalle linee guida dell’OMS, è fondamentale per ridurre morti premature e impatti sanitari. Non possiamo rallentare: nel 2023 le vittime del PM2,5 in Europa sono state circa 238.000, di cui 43.000 italiane, concentrate in pianura padana. Una conta drammatica che ci condanna a restare maglia nera europea. Serve dunque ulteriori sforzi da parte di tutte le forze in gioco per continuare a ridurre l’inquinamento nel nostro Paese”.
Superamento di PM10 per 13 città
Il report sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane, con i dati aggiornati di Legambiente, evidenzia che “sono solo tredici le città che hanno superato il limite giornaliero per le polveri sottili (35 giorni in un anno con una media giornaliera di PM10 superiore a 50 microgrammi per metro cubo) stabilito nella UE. Come già nel recente passato, non si registrano superamenti neanche nei limiti annuali previsti per le polveri sottili (sia per il PM10 che per il PM2.5) e per il biossido di Azoto (NO2 )”.
Smog, quale futuro?
Lo smog dunque diminuisce ma “non abbastanza da cambiare rotta”. Il dato, uno dei più positivi degli ultimi anni, va letto con la prospettiva futura.
E questa dice che “se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), l’Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2”.
Inquinamento atmosferico, come vanno le città
Fra le città maglia nera per superamento dei limiti di PM10 ci sono quest’anno Palermo, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. Male anche Frosinone, Lodi e Monza, Cremona e Verona. Legambiente considera inoltre troppo lenta la diminuzione dell’inquinamento atmosferico anno dopo anno.
L’edizione di Mal’Aria 2026 evidenzia che, su 89 città analizzate, 49 nel 2025 registrano valori di PM10 superiori al nuovo limite europeo di 20 microgrammi per metro cubo.
E 33 rischiano di non raggiungere l’obiettivo se mantengono l’attuale ritmo di riduzione. “Cremona potrebbe scendere solo a 27 µg/mc, Lodi a 25, Verona a 27, Cagliari a 26 – spiega Legambiente – Situazione critica anche per Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa (oggi a 28 µg/mc) che potrebbero rimanere tra i 23 e i 27 µg/mc. Potrebbero invece centrare l’obiettivo città come Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Caserta, Como, Firenze, Foggia, Latina, Lucca, Ravenna, Roma, Salerno, Sondrio, Trento e Vercelli, oggi sopra la soglia dei 20 µg/mc ma sulla traiettoria giusta per centrare l’obiettivo al 2030”.
Rafforzare le politiche per la qualità dell’aria
Legambiente chiede dunque al Governo di rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, intervenendo su tutte le fonti di emissione (trasporti, riscaldamento domestico, industrie, agricoltura e allevamenti intensivi) e garantendo risorse adeguate, soprattutto nei territori più esposti come il bacino padano.
“I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il Governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 – e per tutto il prossimo triennio – le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano non va nella giusta direzione”.
Fonte: Help Consumatori



