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12 Febbraio 2026In occasione del Safer Internet Day il CEC Italia richiama l’attenzione su rischi legati all’intelligenza artificiale quando crea deepfake fraudolenti e tentativi di truffe online. Fondamentale è riuscire a riconoscere i contenuti manipolati
Video, audio, messaggi di familiari e amici che chiedono denaro urgente per un’emergenza improvvisa. Tutto falso. Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono arrivati anche gli usi fraudolenti, la creazione di deepfake, di audio e video falsificati ma realistici, usati per ingannare e carpire informazioni sensibili e denaro a chi cade nella truffa.
Spesso questa è sofisticata e fa leva sul senso di urgenza indotto nella vittima: la voce è identica a quella di un familiare che dice di essere in difficoltà e chiede un bonifico urgente; un finto operatore di banca parla di “movimenti sospetti” sul conto bancario. Oppure ci sono vip, testimonial famosi, finte autorità che invitano a investire con la promessa di guadagni garantiti. Sempre tutto falso. In occasione del Safer Internet Day il Centro Europeo Consumatori Italia (CEC Italia) richiama l’attenzione sui rischi legati ai deepfake e alle tecnologie di intelligenza artificiale nell’ambito delle truffe online. E sottolinea l’importanza di riconoscere contenuti manipolati e di rivolgersi alle fonti ufficiali.
Fondamentale verificare (e dubitare)
L’uso malevolo dei deepfake alimenta truffe sofisticate e la disinformazione aggrava il problema: chi non distingue i contenuti IA è più esposto a frodi.
«Oggi non basta più fidarsi di ciò che vediamo o ascoltiamo online: i contenuti generati dall’intelligenza artificiale possono sembrare autentici anche quando sono completamente falsi – spiega Maria Pisanó, Direttrice del CEC Italia – Per i consumatori è fondamentale fermarsi, verificare e usare solo canali ufficiali prima di pagare o condividere informazioni personali».
Ecco dunque qualche consiglio del CEC Italia per riconoscere i deepfake fraudolenti. Di fronte a contenuti sensazionalistici o allarmanti è importante verificare sempre se la notizia è confermata da media affidabili o siti istituzionali. Se si sospetta una frode, è fondamentale contattare subito la Polizia Postale e non fornire dati ai truffatori. La regola è insomma quella di una sana diffidenza. È fondamentale sviluppare “occhio critico” e buone abitudini.
Qualcosa non va
Ci sono poi segnali rivelatori, spiega il CEC Italia, individuati da esperti e piattaforme di sicurezza:
- Attenzione ai dettagli visivi: i deepfake mostrano spesso incoerenze visive, come movimenti innaturali (mani, camera), anomalie di illuminazione/ombre, labiale non sincronizzato o bordi sfocati. Segnali aggiuntivi sono: battito di ciglia irregolare, sorrisi innaturali o pelle troppo liscia.
- Ascolta bene la voce: le voci AI spesso mancano di variazioni naturali, risultando monotone, robotiche o con pause innaturali e artefatti sonori (ronzii, echi). In una chiamata sospetta, notare l’assenza di suoni umani (respiri, schiarirsi la gola) o una cadenza troppo regolare. Tali anomalie sono un segnale di allarme.
- Verifica sempre la fonte: non fidarti di richieste urgenti ricevute via email, messaggi o telefono. Non cliccare link sospetti. Interrompi la comunicazione e ricontatta la persona o l’ente tramite un canale ufficiale (numero salvato, sito istituzionale digitato manualmente).
- Usa una parola chiave di sicurezza: stabilisci una “password” segreta con familiari o colleghi per le emergenze. In caso di richieste di denaro o dati privati via telefono/videochat, usa la parola chiave. Se l’interlocutore non la conosce è un truffatore (spesso IA).
- Attenzione ai codici QR: i deepfake possono usare anche codici QR ingannevoli che possono portare a siti falsi che imitano banche o servizi noti. Se non sei certo della provenienza, evita di scansionarli e digita direttamente l’indirizzo del sito ufficiale.
“In sintesi – conclude l’associazione – l’evoluzione tecnologica impone un approccio di “fiducia zero” verso comunicazioni non richieste: prima di effettuare un pagamento o condividere dati personali, è essenziale verificare sempre l’autenticità della richiesta”.
Fonte: Help Consumatori



